Frustingo, il dolce di Natale

Frustingo_latartemaison

Frustingo: un nome ruvido, che sa di antico. Per me il Frustingo ha l’odore di casa, il gusto dell’adolescenza, la sensazione di una carezza  sulla guancia. E’ il dolce che ostinatamente si trovava a casa di mia nonna, nonostante a noi nipoti non piacesse granché. E’ un dolce che si apprezza “da grandi”, un po’ per i ricordi (almeno per me) e un po’ perché è davvero buono, intenso e complesso nel suo sapore.

L’ho già detto che le mie origini sono a metà fra Romagna e Marche, non le Marche al confine ma quelle più profonde, che da Fermo scendono fino alla provincia ascolana. Marchigiana lo sono per parte di madre e sono molto fiera di questa mia metà.  La mia metà marchigiana mi ha regalato molto di quello che so in fatto di cucina; incredibile ma vero se penso ad una sfoglina a me viene subito in mente la nonna Maria, quella che di romagnolo non aveva neppure un’unghia del piede. E’ a lei che rivolgo il pensiero ogni volta che mi metto a tirare la pasta, sono suoi il mattarello e il tagliere che ancora oggi uso ed è sempre a lei che mi ispiro nei gesti che faccio realizzando delle tagliatelle… sto nella patria della pasta fresca dove le ‘zdore e i matterelli sono una cosa sola ma in me, ogni volta che mi cimento nell’arte della sfoglia, scorre solo sangue marchigiano ;)

Torniamo a questo dolce natalizio dal nome strano.
Frustingo deriva da frusto (pezzetto) nel senso di piccolo, misero. Alla base della ricetta ci sono i fichi secchi, uno degli elementi distintivi della pasticceria marchigiana (insieme all’anice che nella ricetta non c’è). Le origini di questo dolce vengono fatte risalire ai Piceni o agli Etruschi. Di sicuro Plinio ci parla di qualcosa di simile a base di cereali, miele e frutta secca chiamato panis picentinus. Ha l’aspetto di una torta bassa e compatta, di colore scuro, particolarmente aromatica anche se in questa versione non ci sono spezie.

Questa torta non è nata dalle mie mani, bensì è opera di mamma. Perché ci sono cose che ancora non sento il coraggio di preparare, anche se, come vedrete, è decisamente semplice come ricetta, forse un po’ lunga nei tempi ma assolutamente replicabile. Non so perché però ancora non ho deciso di cimentarmi, l’ho fatto fare a lei che lo prepara da anni e che si è talmente impegnata da trascrivermi la ricetta passo passo (grazie!). E io la regalo a voi, fatene buon uso perché per me è la ricetta di Natale più preziosa che ci sia.

Dolce tradizionale marchigano

Tazze e piattini collezione”case”  Ramina

Frustingo

  • 125 g di pane grattugiato
  • 125 g di farina integrale
  • 250 g di fichi secchi
  • 100 g di cioccolato fondente
  • 100 g di mandorle
  • 100 g di noci
  • 50 g di canditi di arancia e cedro
  • 100 g di uvetta sultanina
  • 1 cucchiaio di miele
  • 1 cucchiaio di zucchero semolato
  • 1 cucchiaio di pinoli
  • 1 cucchiaio di cacao amaro
  • 1/2 bicchiere di olio extra vergine d’oliva
  • 1/2 bicchiere di mosto cotto
  • 1/2 bicchiere di caffè
  • 1/2 bicchiere di vino bianco
  • 1 bicchierino di rum

Dosi per 2 tortiere da 20 cm di diametro. Mettere a bagno i fichi per 2 ore in acqua tiepida, coprendoli a filo. Trascorso il tempo di riposo aggiungere il vino all’acqua di ammollo e mettere sul fuoco. Fare bollire tutto per una ventina di minuti dopodiché lasciare raffreddare e riposare per 12 ore.

Nel frattempo tostare le mandorle e mettere a bagno l’uvetta per reidratarla. Tritare il cioccolato, le noci, i canditi e le mandorle tostate (tenere da parte qualche mandorla, noce e pinoli). Trascorso il tempo di riposo scolare i fichi e tritarli, tenendo il liquido da parte. In una ciotola unire gli ingredienti tritati, il liquido di ammollo dei fichi, il miele, lo zucchero, scolare l’uvetta e aggiungerla al composto insieme all’olio, al mosto, al caffè e al rum. Mescolare e aggiungere alla fine la farina, il cacao setacciato e il pane grattugiato. L’impasto dovrà risultare morbido, se troppo asciutto unire un po’ di caffè e di mosto cotto. Ungere con dell’olio le tortiere per la cottura, spolverarle con del pane grattato e versare il composto livellandolo con un cucchiaio, decorare la superficie con un po’ di frutta secca tenuta da parte e infornare a 180° per 1 ora. Sfornare  e lasciare raffreddare completamente. E’ ancora più buono dopo un giorno di riposo.

NB: in altre ricette, lette sul web e in alcuni libri di cucina regionale,vengono aggiunte anche le spezie, soprattutto cannella e chiodi di garofano. Un’altra differenza è l’uso del visner (vino liquoroso a base di visciole) o di liquore all’anice (Mistrà?) al posto del rum, probabilmente entrambi più filologici del liquore  sudamericano.

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37 thoughts on “Frustingo, il dolce di Natale”

  1. Se mi tiri fuori queste chicche, a pochissimi giorni dal Natale, e me le coniughi con materie prime d’eccellenza e mamme e nonne, fai di me una donna felice. Ora ci dobbiamo ancora studiare qualcosa per farmi anche un po’ meno incasinata e riuscirti a commentare più spesso ;) sono a caccia di dolci natalizi, a casa mia in questo periodo assolutamente non può entrare un dolce che non sia vestito a festa. Vietato! Quindi, caschi proprio a fagiolo! (a proposito… sai la pasta e fagioli? È slittata a questo weekend perché l’altra cena mi è poi saltata… domenica saremo 6 adulti e 5 bimbi… qualcuno mi aiuti! ;)). Un bacino cara, Sere

    1. Lo sapevo che avresti apprezzato, per noi la cucina è ricordo, è nostalgia ♥
      In bocca al lupo per la cena di sabato, sarai impeccabile come sempre, ne sono sicura! Mille baci a te Sere

    1. Ma infatti, quante belle cose stiamo sfornando in queste settimane e molte sono tutte Made in Italy! I tuoi ricciarelli ne sono una prova. Ciao cara Lori :)

  2. Ieri sono andata a comprare la frutta candita. Era freddo, si sentiva nell’aria profumo di torrefazione, si sentiva il Natale. E questa mattina lo sento di nuovo, attraverso te.
    Grazie grazie grazie amica mia conterranea! <3

    1. Che bello sapere di avere alcune radici in comune, cara Ross. Felice di averti portato un po’ di Natale, un abbraccio grande grande

  3. Ecco, questi sono proprio i dolci che piacciono a me: scuri, rustici, pieni di frutta secca e di canditi.
    Me lo sognerò, questo frustingo! Poi, un dolce così antico, così ricco di storia e di gusto non si può non amare.
    Mi sa che io vado molto d’accordo con le Marche.. fichi secchi e anice.. quando si parte?

    Un abbraccio

    1. Quando vuoi? Io ci torno sempre volentieri e se decidi di scendere giù mi passi a prendere e si va. Promesso? Un abbraccio a te

  4. Sabato compro i canditi in quella drogheria di gabicce e poi mi metto all’opera. E’ una bellissima ricetta, grazie mille per averla condivisa. :-)

  5. Il Natale è il sapore della tradizione e dei ricordi e con questo dolce a me sconosciuto e il tuo racconto mi hai fatto tornare bambina. Grazie per averla condivisa…un abbraccio Claudia

  6. W le Marche!!! Che bello Mari…Tu che sei per metà marchigiana, conosci la cucina tradizionale più di me che lo sono al 100%. Il fatto è che la provincia di Ancona secondo me è meno ricca di tradizione gastronomica (stocacfisso all’aconetana e brodetto a parte, che come sai non mangio perchè non mangio pesce), mentre l’entroterra conserva molte più chicche….Grazie per questo post..Mi piace un sacco quando ripercorri la tradizione con le tue ricette e ne spieghi la storia.. Un abbraccio…

  7. Sono marchigiana, di Macerata ed il frustingo fatto dalle nonne e dalle zie più anziane della famiglia a Natale non mancava mai! Ora che non ci sono più provo io, ogni tanto, a portare avanti le tradizioni ma la ricetta del frustingo non è segnata in nessuno dei quadernini che mi hanno lasciato…forse perché lo preparavano affidandosi all’esperienza e non alla bilancia! Proverò la tua ricetta…è stata proprio una bella sorpresa! =)
    Mariangela

    1. Mariangela non sai quanto mi faccia piacere anche solo l’idea di averti aiutato a colmare questa piccola assenza. Per qualsiasi dubbio facci sapere, io e mia mamma siamo a tua completa disposizione! A presto

  8. Perchè non ti sei ancora cimentata a farla? Forse perché ti piace, specie per Natale, tornare un po’ bambina e farti coccolare dalle delizie che la tua mamma prepara da sempre! Anche a me piacerebbe, anche solo per un minuto…. Fortunamente, presto inizierò a costruire i ricordi della mia bambina, come fece mia madre con me. :)

    1. Fortunatamente ti aspetta uno dei compiti più belli per una donna, diventare mamma e costruire i ricordi di tua figlia :) una bellissima e dolcissima fortuna. Ti abbraccio

  9. Quanti nomi e cibi nuovi ho imparato quest’anno… ;-) Dovrei fare un viaggetto nella tua terra e approfondire la vera conoscenza di questo dolce, ossia assaggiare… :D La consistenza è di quelle che restano impresse, solide come un abbraccio forte. E mi piace che l’abbia preparato tua madre, un dolce di famiglia che arriva a noi pieno di affetto… ah, il piattino con la casa, quanto è bello! Perfettamente intonato all’atmosfera…

    1. Un dolce casalingo e un piattino con la casa… non ci avevo pensato.
      Per l’assaggio mi rendo disponibile all’invio ;)

  10. Bella e preziosa davvero questa ricetta della tua mamma, da tenere stretta stretta. E’ vero, ci sono alcune ricette che si ha il timore di rifare forse per paura di cambiarle e di non sentirne gli stessi sapori e profumi. Come se avessimo il timore di alterare anche i ricordi e tutte le piacevoli sensazioni ad essi collegate.
    Un abbraccio

  11. Un’altra marchigianina!!! Che bello, oltretutto sei della zona di Fermo come me. I miei stanno a Magliano di Tenna e conosco bene quei luoghi. Il Frustingo nemmeno io l’ho mai preparato, ho quella paura reverenziale di “rovinare” qualcosa di prezioso donato dalle donne della mia famiglia. Ma prenderò il coraggio a due mani..un giorno! Che dici ci proviamo.
    W le Marche e i loro sapori. Un abbraccio Marina.

  12. Mari, ma lo sai che ho appena ho letto il nome mi è venuto in mente il film di Tarantino “Django”? Come la mia mente un po’ fuori dalle righe associ un dolce della tradizione ad un film western proprio non lo so, ma sarà sicuramente il suono della parola ‘frustingo’ che sembra il nome di un cow-boy.
    “Frustingooooooooo………”
    Bellissimo ricordo ma dov’è l’anice nella ricetta?
    baciiii

    1. Robi, buondì! L’anice nella mia ricetta non c’è ma nel NB dico che l’anice doveva essere il liquore che probabilmente veniva usato in antico per aromatizzare il dolce. Però rileggendo più sopra, quando dico che alla base del dolce ci sono i fichi che insieme all’anice sono per tradizione ingredienti sempre utilizzati nei dolci marchigiani qualcuno ha fatto confusione… correggo ;)
      Comunque il film western forse ti viene in mente perché la parola richiama la frusta?!
      Sappi che d’ora in poi penserò alla canzona e canterò “Frustingoooooo…”
      Baci a te

  13. Complimenti per il tuo Blog e per tutte le ricette interessanti. Continuerò a seguirti e spero che anche tu possa apprezzare il mio blog ‘appena nato’.
    Un saluto
    Federica

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