Minèstra de Canàvaz

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Questa è una ricetta tramandata oralmente in famiglia. La minèstra de canàvaz, cioè dello strofinaccio, fa parte della cucina tradizionale romagnola.
La depositaria della ricetta è la zia Anna, è stata lei a passarla a mia mamma più di vent’anni fa (facciamo quasi trenta!). Questo è proprio un piatto del ricordo, e che mi ricordavo a malapena, perchè da tantissimo tempo non la si prepara più. E’ una di quelle ricette passate nel dimenticatoio, non so bene perché. Mamma me la  faceva trovare quando tornavo da scuola, io e lei davanti a questo bel piatto sostanzioso ma semplice che mi rimetteva in pace col mondo.

Per poterla preparare sono andata a cercare fra i tanti libri di cucina romagnola ma di  questa ricetta nessuna traccia. Si parla di minestra nel sacchetto, che però è diversissima visto che non prevede la pasta fresca. Artusi non ne fa menzione e neanche il grande raccoglitore di ricette romagnole, Pozzetto, la cita nei suoi libri. La ricerca in internet non ha dato molto di più se non un vecchio articolo interessante su un cuoco riminese che ha portato la tradizione romagnola in America e che come ricetta alla fine dell’articolo propone una “minestra nello straccio” a cui aggiunge gli spinaci nella farcia (che invece nella ricetta di famiglia non ci sono!).
Per poterla preparare sono andata direttamente alla fonte e ho “interrogato” mia zia che, generosa e appassionata come è sempre stata, non ha tralasciato nessun particolare, salvo le dosi, ma si sa, quando parliamo con delle vere ‘zdore, le dosi sono a occhio :)

Tanto per cominciare zia Anna ha precisato che si tratta di una ricetta semplice se paragonata ad altre paste imbottite. Lei stessa mi ha suggerito una somiglianza con la spoja lorda, minestra romagnola poco conosciuta sulla costa riminese ma più nota nella zona del ravennate e faentino che prevede una farcia molto simile. In questo caso si tratta di una pasta ripiena bollita, che non prevede nessun passaggio in forno e che va assemblata nella teglia o nei piatti “a caldo”. Questo rende la minestra de canàvaz più veloce da realizzare e anche più semplice per i palati, niente besciamella nè gratinature.

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Non fatevi ingannare dalla lunghezza della ricetta, i passaggi sono tanti ma, se avete dimestichezza con la pasta fresca, risulterà facilissima da preparare. Nel caso abbiate ospiti nulla vi vieta di prepararla con un po’ di anticipo tenendola in caldo nel forno. In questo caso lasciate che il sugo di pomodoro sia un po’ più liquido del previsto, altrimenti si asciugherà troppo.

Minestra de Canàvaz

(per 4 persone)

Per la pasta:
200 g di farina 0
2 uova medie

Per la farcitura:
500 g di ricotta di pecora fresca
100 g di Parmigiano Reggiano 24 mesi
1 uovo
la buccia di 1/2 limone grattugiata
noce moscata q.b.
sale q.b.

Per la salsa:
1 spicchio d’aglio
Olio extravergine d’oliva
600 g di passata di pomodoro (circa)
sale

Parmigiano grattugiato q.b.

Preparate la pasta facendo una fontana con la farina e aggiungendo le due uova. Lavorate l’impasto fino a quando non sarà omogeneo e lasciatelo riposare mezz’ora avvolto nella pellicola per alimenti.

Preparate la farcia mescolando gli ingredienti in una ciotola, prima di unire l’uovo però assaggiate e correggete eventualmente di sale. Tenete da parte.

Riprendete la pasta e tirate una sfoglia sottile. Una volta pronta regolate leggermente la forma, cercando di ricavare un quadrato (mi raccomando non eliminate tanta sfoglia*, giusto un pochino per dargli una regolata, la prossima volta faccio qualche scatto per farmi capire meglio…).
Spalmate la farcia su tutta la sfoglia e poi arrotolate la pasta per ottenere un salame. Avvolgete in uno strofinaccio da cucina e legate le due estremità con dello spago. Immergete in una pentola di acqua bollente piegando un po’ il rotolo e cuocete per 20-25 minuti, a fuoco moderato.

Nel frattempo preparate il sugo al pomodoro, facendo soffriggere in olio lo spicchio d’aglio, aggiungente la passata di pomodoro e salate. Lasciate cuocere per 15-20 minuti.

Scolate il rotolo, tagliate lo spago e liberate la pasta dallo strofinaccio quando è ancora calda, tagliatela a rondelle non troppo spesse (circa 1 cm) e disponetele in un teglia. Fate un primo strato su cui andrete a sistemare metà del sugo di pomodoro ben caldo, spolverate con il parmigiano e fate un secondo strato come il precedente. Servite subito.

*con i ritagli di pasta fate dei quadrucci per la minestra.

PS: mi raccomando, lo strofinaccio non deve essere stato lavato di recente con detersivi e ammorbidenti. Io ne tengo un paio che pulisco solo con acqua bollente, come facevano le nonne ;)

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11 thoughts on “Minèstra de Canàvaz”

  1. Ciao Marina, questa ricetta è molto particolare. Mi fa strano che si chiami “minestra”…forse è perché viene cotta nell’ acqua bollente. Comunque sembra veramente buona! Da provare!

    1. Angelica cara la risposta sta tutta nel dialetto romagnolo: da noi la pasta fresca si divide in “minestra asciutta” come le tagliatelle, strozzapreti ecc… e “minestra in brodo” :)
      La pasta secca si è sempre usata pochissimo e di solito si diceva “maccheroni” per qualsiasi tipo di formato (anche se, a ben pensarci, con la parola maccheroni in dialetto romagnolo si intendono anche gli gnocchi)
      A presto

  2. Ciao Marina..
    Simpaticissima questa ricetta con lo strofinaccio!!! E poi mi ha fatto sorridere perchè il problema delle dosi “a occhio” io ce l’ho con le amiche/conoscenti marchiagiane a cui cerco di estorcere ricette… :-)
    A presto
    Chiara

  3. ma che goduriaaaaaaaa! Mari sta ricetta è blina un botto.. mi fa ricordare che la mia zia Anna (detta Netta, che poi sarebbe la zia della mia mamma, ma io la chiamo comunque così) fa la stessa cosa, ma utilizza l’impasto degli gnocchi e lo farcisce con l’erba, perché lei vivendo in campagna, d’erba ne aveva un sacco e così ha continuato a farlo ripieno così e poi mette il parmigiano anziché la ricotta…
    mi è presa voglia di farli sai? e pure ‘ste rotelline qui…
    è fantastico infatti come, quando devi cercare una ricetta un po’ “attempata”, ad uno non resta che andare a chiedere alle signore anziane.. perché in libri e manuali.. non se ne trova traccia o magari sono rivisitate, non sono come ce le si ricorda; la mia nonna quando tornavo da scuola mi preparava sempre lo spezzatino in bianco con le patate o le polpette sempre in bianco con le patate, che facevano quella crema…che uuuhh quanti chili di pane ci mangiavi per pucciare!!!
    è bellissima e buonissima, così calda e poi così facile che ce la potrei fare pure io.. :) mi sa che la smezzo e la faccio domenica per me e babbo!
    hihihiiii..
    baci baci..
    Manu migliomelomagno.

    1. Brava Manu, smezzala pure e falla per voi, è leggera e abbastanza semplice se si ha dimestichezza con la sfoglia… e tu sei di sicuro bravissima!
      La ricetta della zia Netta non l’ho mai sentita ma a leggerla mi è subito salita l’acquolina, vado matta per gnocchi e erbe cotte, e insieme devono essere buonissimi!
      Viva le ricette “attempate” allora! :D
      Un abbraccio grande Manu cara <3

  4. Noi blogger abbiamo anche questo compito di recuperare ricette di cui si sta perdendo la memoria e tu lo fai sempre benissimo. Le storie di questi piatti son sempre particolari, poi penso sempre che vengono adattate dalle singole famiglie (metti che non piaccia o non si trovi un ingrediente!).
    Bellissima ricetta, comunque :-)

    1. Grazie Fabio, in effetti sono dell’idea che la ricetta “corretta” non esista ma ci siano tante piccole varianti che girano intorno alla stessa base… Mi piace molto recuperare le vecchie ricette perchè, come dico, spesso son sempre stata vecchia dentro ;)
      Un abbraccio grande

  5. Oddio Marina cosa mi hai fatto tornare in mente!
    Quella della mia infanzia aveva ripieno di ricotta e spinaci e faceva un ultimo passaggio in forno con il grill per pochi minuti. Niente sugo solo burro e parmigiano

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