Bonet, il dolce piemontese

Da quanto tempo meditavo di rifare il bonet. Ricordo benissimo la prima volta che l’ho preparato per una cena a casa dei miei genitori. Mamma, per sgravarsi un po’ del peso della cucina, mi aveva delegato la preparazione del dessert e io avevo scelto lui, il dolce piemontese per eccellenza.
Peccato che i nostri ospiti si siano rivelati fedeli seguaci della loro dieta che prevedeva di non toccare zuccheri e non abbiano praticamente assaggiato il dolce, con mio grande dispiacere. Anzi, a ben ricordare lui ne aveva messo in bocca un cucchiaio, o poco più, commentando il tutto con un “non amo i dolci, ne farei benissimo a meno”. Un colpo al cuore per la sottoscritta, lo ammetto. Per fortuna mamma, in separata sede, mi disse che il mio bonet era venuto benissimo ed era molto buono e almeno il mio amor proprio era salvo.

Da quella volta l’ho rimosso dalla lista delle ricette da pubblicare, mi aveva lasciato l’amaro in bocca quel rifiuto mal giustificato.
Poi, l’occasione di avere amici a cena e il desiderio di preparare un dolce al cucchiaio che potesse piacere a tutti e che avesse del cacao/cioccolato al suo interno, ed ecco che fa capolino nella mia testa il bonet. Cucù, mi dice, ti ricordi di me?!

Non ricordo a quale ricetta mi fossi affidata in quell’occasione ma questa volta non ho avuto dubbi ed ho individuato la versione di Maurizio Santin, leggermente modificata da Sara – Fiordifrolla seguita passo passo, sostituendo solo il liquore all’amaretto con del rum.
Il bonet è un dolce della tradizione langarola a base di latte, cacao e amaretti e, un po’ come per la piadina romagnola, esistono tantissime versioni, tante quante le famiglie piemontesi.
Il suo nome significa “cappello” e ricorderebbe il “bonet ed cusin-a” (cappello da cucina) ossia lo stampo di rame in cui veniva preparato in origine. In realtà ci sono tante varianti diverse della storia, che mettono insieme il cappello e questo dolce, resta il fatto che ad oggi il bonet è uno dei simboli gastronomici del Piemonte.

Bonet

500 g di latte intero
100 g di zucchero semolato
100 g di amaretti sbriciolati
50 g di cacao amaro in polvere
10 g di rum (20 g di amaretto in origine)
4 uova

per il caramello:
150 g di zucchero semolato
qualche goccia di limone

(dosi per 10 stampini in alluminio oppure 4 stampini e uno stampo grande da 8×17 centimetri)
Per prima cosa preparate il caramello: in una casseruola d’acciaio mettete lo zucchero semolato e fatelo fondere a fiamma bassa insieme a qualche goccia di limone fino a quando non avrete ottenuto un caramello dorato. Facendo molta attenzione (gli stampini si scalderanno subito! usate dei guanti mi raccomando) mettete il caramello così ottenuto all’interno degli stampini di alluminio monoporzione, che inclinerete, avendo cura che il caramello si stenda bene anche sui bordi.

Accendete il forno a 150 °C e posizionate all’interno una teglia dai bordi alti con all’interno dell’acqua che farete scaldare.
Setacciate il cacao e stemperatelo nel latte sciogliendo bene eventuali piccoli grumi, mettete il tutto in una casseruola e portate ad ebollizione. In una ciotola sbattete le uova con lo zucchero utilizzando una frusta e, sempre mescolando, versatevi a filo il latte caldo. Aggiungete gli amaretti tritati nel mixer e il liquore e lavorate il tutto con la frusta fino ad ottenere un composto omogeneo. Aiutandovi con un mestolo versate il composto all’interno degli stampini monoporzione, arrivando ad 1 cm dal bordo. Prendete la teglia dai bordi alti con dentro l’acqua calda e posizionatevi all’interno gli stampini per la cottura a bagnomaria. Fate cuocere in questo modo per circa 30-35 minuti, se userete gli stampini monoporzione. In caso di teglia da cake come quella usata in foto ci vorranno circa 45-50 minuti.

Per capire se è giunto a cottura fate la prova stecchino infilandolo al centro di un budino oppure appoggiate un dito sulla sua superficie, se rimbalza leggermente significa che è pronto. Fate raffreddare i bonet nella teglia del bagnomaria fino a quando l’acqua sarà diventata fredda, poi quando saranno a temperatura ambiente ponete in frigorifero per un paio d’ore, coprendo gli stampini con un foglio di alluminio. Al momento di servire per sformare i budini passate la lama di un coltello (a lama e punta liscia) lungo i bordi e capovolgete i bonet sui piatti da portata.

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3 thoughts on “Bonet, il dolce piemontese”

  1. Ma wooooooowwww.. che bello sto dolcetto… eh si che l’amico barbuto di Domenica ne mangia di bonet quando è su a Torino…. mi piace anche la sua storia, sai? Io sto cuocendo la tua torta di mele e ricotta, per un collega di mamma che ha festeggiato ieri il compleanno e siccome si incontreranno domani, ho pensato di fargli questa tortina come regaluccio..avevo la ricotta del caseificio del tuo formaggio vinacciolo e delle pere..quindi ho detto faccio la torta mele e ricotta ed uso le pere come frutta… la farina di farro è delle ragazze dei ceci e ..voilà… il gioco è fatto…
    questo dolcino mi ispira un sacco, soprattutto perchè adoro gli amaretti ed il rum…. solo che sarà che son capace.. io ste robine precise mica son buona…(potrei farmelo fare dall’amico però….).
    Comunque Mari sicuramente ti era venuto benissimo quella sera, gli ospiti non sono stati carini per nulla..ecco…

    Un bacione
    Manù

  2. chissà che delusione/sconforto! no comment per il vostro commensale… ha perso una buona occasione per non sembrare stupido.
    ad ogni modo sono contentissima che tu abbia pubblicato questa ricetta perché, a vedere le foto, il bonet ti è venuto benissimo.
    Brava!!

  3. dieta si, dieta no, al bunet non si può resistere, punto.
    E poi il galateo, se si è ospiti mi par di capire che dice di assaggiare almeno, e tutto!
    Vabbè….la prossima volta chiama me, che te la do io la soddisfazione che ti meriti amica ;)
    E’ strepitoso, ed io lo adoro (ma da buona lazzarona non lo faccio mai!)
    Bacione e buona domenica

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