Gli zaletti morbidi di Ale

zaletti morbidi

Li avevo sempre sentiti nominare, zaeti o zaletti, i biscotti con la farina di mais.
Sapevo che l’origine era veneta e li avevo sempre visti in formato biscotto semplice tagliato a losanga o quadrato, con dentro l’uvetta. Non mi ci ero mai soffermata troppo, ma ogni volta che li “incontravo” li soppesavo per poi decidere di rimandarne la preparazione ad altra occasione.
Poi ho visto che Alessandro aveva pubblicato la ricetta degli zaletti di famiglia, sono andata a vedermela ed è stato amore per due motivi. Credo che condividere le ricette dei “quaderni” della mamme sia un autentico regalo per chi, come me, ama legare un piatto a una storia, non per forza a un episodio particolare. Alla fine per me è un po’ uno “scoprirsi” nel senso di far conoscere un po’ di se agli altri anche se in realtà sono solo dei biscotti. È un po’ come presentare la propria famiglia agli amici, no?!
In secondo luogo, diciamolo, le ricette di famiglia sono iper-testate, sono i cavalli di battaglia, sono quelle ricette che ormai loro (le mamme, le nonne, le zie) conoscono a memoria. E anche per questo che finivano nei quaderni, ed erano solo quelle le ricette che si condividevano, copiandole da quaderno a quaderno o, come nel caso della mamma di Ale trascrivendole a macchina.

Ma veniamo a questi biscotti, che possono rientrare anche nella categoria “pasticcini” perché gli zaletti di Verona sono morbidi e umidi, con un sapore che ricorda la crema. Parlando con Ale mi diceva che a Verona sono soliti scaldarli leggermente e servirli per accompagnare il caffè e in effetti se tiepidi il loro sapore diventa più intenso. E sono buonissimi! Ho dimezzato le dosi della ricetta originale ma ho preferito lasciare la ricetta così come trascritta da Alessandro, averne di più a disposizione non  mi sarebbe dispiaciuto.
Dimenticavo: nel post di Che zuppa! c’è anche la video ricetta, così è impossibile sbagliare :)

Zaletti_1

Zaletti morbidi

1 l di latte intero
1 bicchiere di acqua
200 g di farina di polenta (io ho usato il fioretto)
60 g di farina 00
1 cucchiaio di estratto di vaniglia (o mezza bacca)
3 uova
100 g di burro
200 g di zucchero
1 limone
1 manciata di pinoli
200 g di uvetta sultanina
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale
zucchero a velo per decorare

Mettete a bagno l’uvetta in acqua calda. Portate ad ebollizione in una capiente casseruola il latte e l’acqua con la vaniglia, lo zucchero e il burro. Al bollore raggiunto versate a filo la farina di polenta girando con una frusta e subito dopo la farina 00. Frustate per evitare la formazione di grumi e poi con un cucchiaio di legno continuate a girare cuocendo la polenta per 10 minuti. Trasferite la polenta in una ciotola e fate raffreddare.

Aggiungete alla polenta fredda tre uova sbattute, la scorza del limone grattugiata, il lievito, i pinoli e per finire l’uvetta strizzata e asciugata su una foglio di carta da cucina. Amalgamate tutti gli ingredienti.

Preriscaldate il forno a 180°. Rivestite delle teglie con carta da forno poi prendete una cucchiaiata d’impasto e disponetela sulla carta. In questo modo si formano gli zaletti. Cuocete a 180° per 25-30 minuti poi spolverateli di zucchero a velo prima di servire.

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14 thoughts on “Gli zaletti morbidi di Ale”

  1. Interessantissima questa versione, così diversa da tutte le ricette degli zaleti in cui mi sono imbattuta finora.
    I ricordi di famiglia sono un dono prezioso da custodire con amore e rispetto, lo stesso che si percepisce nelle tue parole. Grazie per questa condivisione.

  2. Non li avevo mai sentti nominare e guardandoli col loro che mi stanno gridando “mangiami, mangiami” mi sto domandando come possano essermi sfuggiti :-)

    Fabio

  3. Quando crei il prologo alle tue ricette usi una dolcezza, nella scrittura, che ti riscalda l’anima: traspare il piacere, la tenerezza, l’amore con cui scrivi e descrivi ogni cosa. Oserei dire che riesci a superare anche la bontà delle tue preparazioni, per il tuo stile coinvolgente e intrigante che ti fa tuffare su questi zaletti, con il convincimento che siano di un sapore meraviglioso, pur non avendoli mai assaggiati.
    Credo che questo tuo blog sia una serie di stupendi capitoli di un fantastico libro, che io, spero, non finisca mai e che tutti possano continuare a leggere con sempre crescente affetto.

  4. Ti ringrazio tantissimo per questa ricetta,ho sempre in dispensa la farina di mais che da noi in Molise si chiama granoturco agostinello, una cultivar locale. La proverò sicuramente! Buona domenica
    Maria Teresa

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