Nidi di rondine romagnoli
Scoprire che non esiste una ricetta codificata di un piatto che pensavi fosse tradizionale è una delle lezioni – forse la più preziosa – che mi ha regalato l’amore per la cucina. Quando ho iniziato a pensare di aprire il blog, ero convinta di avere tra le mani numerose ricette romagnole “originali”.
Col tempo ho imparato che esistono diversi livelli quando si parla di ricette, tra cui:
- le ricette scritte e stampate, Pellegrino Artusi su tutti, che appartengono al patrimonio culturale;
- le ricette delle nonne, che tendiamo a considerare l’equivalente della Bibbia, perché così venivano raccontate nella maggior parte delle famiglie;
- quelle che ci hanno servito negli anni mamme, zie, cugine – insomma, tutto il parentado al completo – e che, essendoci state proposte sempre nello stesso modo, sempre uguali a sé stesse, sono diventate “codificate” dal nostro palato;
- infine, ci sono le ricette imparate sul campo, magari trascritte in un quaderno, che riportano il nome di chi ce le ha passate e che costituiscono il nostro piccolo bottino di conoscenza.
La sintesi è che molto di ciò che pensiamo sia “l’originale” è in realtà una delle tantissime versioni di un piatto che, grossomodo, si prepara alla stessa maniera in un determinato territorio.
Questa premessa era doverosa, in particolare per la ricetta di oggi: i nidi di rondine.
Tra le pagine dei miei libri di cucina romagnola, i nidi di rondine compaiono una sola volta – in una raccolta realizzata a scopo turistico – e, rispetto alla mia versione, prevedono gli spinaci nella farcitura. Per il resto, il nulla.
Mi sono quindi rivolta al web e ho scoperto che i nidi di rondine sono legati alle rosette modenesi. Ne parla a lungo e con affetto Monica del sito Tortellini & Co in questo articolo, e anche sul sito della Cucina Italiana è possibile leggere un approfondimento ( e una citazione ai nidi di rondine).
A questo punto mi sono chiesta se, come è accaduto per il Porcospino, anche i nidi di rondine siano una ricetta dalla storia relativamente recente, legata al turismo degli anni Sessanta. Il turismo costiero romagnolo è stato costruito da famiglie che gestivano piccoli alberghi, dove la cucina domestica diventava cucina per gli ospiti. In quel contesto le donne portavano in tavola piatti pensati per essere preparati in anticipo, sostanziosi e rassicuranti, capaci di reggere i tempi della sala senza perdere carattere. Nascono così ricette semplici, pratiche, senza virtuosismi inutili. E, per me, i nidi di rondine rientrano in questa categoria. Pochi ingredienti e, diciamolo, poca capacità tecnica, per un primo piatto da preparare in anticipo e da cuocere al momento. Una pasta al forno che, in quanto tale, aveva la giusta allure della festa e della vacanza.
Ma veniamo a me, in famiglia ho mangiato i nidi di rondine solo a casa dei miei zii, preparati dalla zia Anna, colei che è una delle mie fonti principali quando si tratta di ricette tradizionali – sua la ricetta del crème caramel che tanto amate riprodurre. Questa volta non l’ho interpellata e sono andata a memoria ma sapendo che sotto lo stesso nome convivono molte varianti. C’è chi li prepara con il pomodoro, chi con i funghi, chi con gli spinaci, chi con ricotta e formaggi diversi.
Ed è forse proprio questo il loro senso: non una ricetta da fissare una volta per tutte, ma una struttura semplice, adattabile, domestica. Un piatto che si presta a essere ricordato, rifatto, cambiato. Come accade alla cucina reale, quella che non ha bisogno di essere eccezionale per meritare di essere raccontata, ma che lo diventa nel momento in cui raccoglie i ricordi di persone care e di momenti speciali.
Nidi di rondine romagnoli
1 confezione di Lasagne all’uovo (Casa Milo per me)
Besciamella:
800 ml di latte intero
80 g di farina 00
80 g di burro
Sale
Noce moscata
Pepe nero
Ripieno:
200 g di prosciutto cotto
100 g di Parmigiano Reggiano
Besciamella
(per 6 persone)
Per preparare la besciamella, scaldate il latte e aggiungete il sale. A parte, fate sciogliere il burro a fuoco basso e incorporate la farina, mescolando con una frusta.
Unite il latte a filo e continuate a mescolare con la frusta su fuoco medio fino a quando la salsa non avrà raggiunto una consistenza vellutata. Fuori dal fuoco, aggiungete la noce moscata.
Coprite la superficie della besciamella con della pellicola e lasciatela raffreddare.
Portate a bollore dell’acqua salata e fate cuocere le sfoglie di lasagne, 2 alla volta, per 3–4 minuti. Scolatele, immergetele in acqua fredda e poi stendete le sfoglie su un canovaccio pulito.
Su ciascuna sfoglia distribuite uno strato di besciamella, poi il prosciutto cotto e, infine, una generosa dose di Parmigiano grattugiato. Arrotolate ciascuna sfoglia su se stessa nel senso del lato corto.
Tagliate ciascuna sfoglia in 4 parti.
Versate un paio di cucchiai di besciamella sul fondo di una teglia, sistemate i nidi mettendoli uno accanto all’altro, senza lasciare spazi. Una volta riempita la teglia, rivestite la superficie dei nidi con la besciamella e il Parmigiano rimasti. Se vi piace, spolverizzate la superficie anche con un po’ di pepe nero.
Infornate in forno già caldo, statico, a 180 °C per 25–30 minuti o fino a doratura.



